Decreto crescita: ecco le novità riguardanti cedolare secca, affitti brevi e Imu

Decreto crescita: ecco le novità riguardanti cedolare secca, affitti brevi e Imu

Con l’approvazione del Decreto Crescita sono state introdotte numerose novità concernenti il cosiddetto fisco immobiliare. A partire dalla cedolare secca, passando per l’Imu, fino ad arrivare agli affitti, infatti, bisogna considerare alcune importanti novità. Entriamo quindi nei dettagli e scopriamo assieme di cosa si tratta.

Cedolare secca e affitti brevi

Partiamo dalla cedolare secca. Ebbene, grazie al Decreto Crescita non vi saranno più sanzioni nel caso in cui ci si dimentichi di confermare l’opzione per la cedolare secca sugli affitti quando si fa la proroga del contratto.

Si prevede inoltre la realizzazione di una banca dati pubblica delle strutture ricettive e degli immobili utilizzati per locazioni breve. Alcune Regioni, come ad esempio la Lombardia e la Sardegna, ne sono già in possesso. Con l’approvazione del Decreto Crescita, però, diventa un obbligo esteso a tutta la nazione e pertanto ogni unità adibita ad affitto breve dovrà avere un codice identificativo e usarlo “in ogni comunicazione inerente all’offerta e alla promozione dei servizi all’utenza”. Se non bastasse, dovete sapere che questo codice dovrà essere usato anche dai gestori di portali internet e dagli agenti immobiliari. In caso contrario sono previste delle sanzioni a partire da 500 fino a 5mila euro. In caso di reiterazione vengono maggiorate del doppio.

Sempre per quanto concerne gli affitti brevi, inoltre, è previsto che i dati comunicati alla Polizia di Stato dai locatori, saranno comunicati all’Agenzia delle Entrate dal ministero dell’Interno in forma anonima e aggregata per struttura ricettiva. In questo modo sarà possibile controllare l’effettivo pagamento delle imposte.

Inquilini morosi e Imu

A questo punto vediamo cosa prevede la normativa in presenza di inquilini morosi. Come ben saprete, chi affitta un immobile deve pagare le tasse anche nel caso in cui non abbia incassato le mensilità da parte dell’inquilino. In presenta di affitti abitativi, infatti, si possono non  pagare le tasse solo nel momento in cui si conclude il procedimento giurisdizionale di convalida dello sfratto per morosità del conduttore. Allo stesso tempo il locatore matura un credito d’imposta in base alle tasse pagate su canoni che il giudice accerta non essere stati incassati. Questo principio continuerà ad essere valido per tutti i contratti stipulati entro il 2019. Per quelli che verranno siglati a partire dal giorno 1 gennaio 2020, invece, bisognerà fare riferimento alle novità introdotte dal decreto crescita. In base a quest’ultime, infatti, il locatore può non pagare le imposte fino a quando non percepisce il canone da parte del conduttore. A tal fine bisogna comprovare “l’intimazione di sfratto per morosità o dall’ingiunzione di pagamento”.

Per quanto concerne l’Imu, invece, il termine per poter presentare la dichiarazione è fissato al 31 dicembre dell’anno seguente a quali cui fanno riferimento i dati. È inoltre eliminato l’obbligo di presentare la dichiarazione Imu per chi desidera e può beneficiare della riduzione del 50% Imu e Tasi sulle case date in comodato.

Dal 2023, inoltre, l’Imu sugli immobili strumentali, come ad esempio i capannoni, diventa deducibile dal reddito d’impresa. Mentre dal 2022 è prevista l’esenzione dalla Tasi per i beni merce dei costruttori.